L'amore fragile
- la Coppia per la Coppia
- 24 giu 2021
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 2 set 2021
Un amore capitalista
Ci si nasconde nel rapporto sessuale, coprendosi della propria nudità. Vi è quasi un rigetto di ogni forma di legame, come se questo debba inevitabilmente soffocare il desiderio. Vi è un rifiuto di rischiare di arrivare al punto di dover elaborare il dolore di una perdita e del lavoro di accettazione del lutto percepito, scavalcando questo processo come se fosse inutilmente triste ed emotivamente doloroso. Si rischia di usare l’Altro, e di farsi usare; si usa chi viene scelto proprio come un oggetto che soddisfa la nostra necessità, e proprio come un oggetto che non serve più, una volta usato lo si getta via e lo si cambia. Si può sfuggire dalla vera intimità per evitare il vissuto abbandonico che accompagna ogni relazione legata dall’implicita promessa dell’esclusività. Si previene così il dolore, salendo sul carosello dell’amore apparentemente libero, nella ricerca quasi maniacale di soddisfare il desiderio personale e di trovare nella scelta altrui la conferma che, anche oggi, un nuovo Altro ci vuole.

È un amore un po’ capitalista quello che con forza si sta imponendo all’interno delle relazioni sentimentali negli ultimi anni. Proprio come la ricerca spasmodica di denaro, che implicitamente caratterizza la vita della maggior parte delle persone che tendono a dimenticarsi che anche il lavoro in sé può, e anzi dovrebbe, dare soddisfazione, si tende a ricercare senza freni il godimento, una ricerca che non ha fine e che manterrà sempre l’individuo insoddisfatto. Forse, non si tratta in tal caso di desideri ma di bisogni insoddisfacibili, fortemente alimentati dal nuovo e dal di più che non basta mai. Si vuole quello che non si possiede e una volta raggiunto, lo si da' immediatamente per scontato passando allo pseudo-obiettivo successivo; si vuole la persona vietata, la persona impegnata, la persona che ci respinge e che senza saperlo riesce ad annebbiare, almeno temporaneamente, il senso di vuoto e di insensatezza che salgono pericolosamente in superficie ogni volta che si rallenta per riflettere.

È una corsa continua nella quale chi rallenta è perduto, e allora l’amore diventa merce, diventa amore liquido, come direbbe Bauman, all’interno di una società altrettanto liquida. Il nuovo smartphone, il nuovo amore. L’Altro non c’è, ma non c’è neanche la relazione.
E dunque che male ci sarebbe nel cambiare continuamente partner, nel sentirsi liberi di avere tutti e allo stesso tempo di non dovere niente a nessuno? Nessuno, fintanto che sia una scelta e non una fuga, nessuno finché vi è una sincera soddisfazione e non uno scappare da un senso depressivo di fondo, dal quale ci si nasconde rifugiandosi nel piacere immediato, insaziabile e intercambiabile.
A volte appare come se si dovesse scegliere tra il sesso e la tenerezza, come se la donna amata non possa rimanere la donna dei nostri desideri e l’uomo scelto la stessa persona che ci attrae ed eccita fisicamente, piuttosto che un partner-catena che porta con sé la fine dell’erotismo e che è facilmente individuabile dopo la nascita del primo figlio: l’uomo che diventa padre e la donna esclusivamente madre. Ma non è forse questa ricerca senza fondo più illusoria del famigerato per sempre? Quanto può essere pericoloso e quanto spesso viene mal interpretato il carpe diem, che ci fa credere che ogni occasione non colta nell’oggi ci lascerà in un difetto irrimediabile di un qualcosa domani?

E allora cosa si fa quando se si è stufi di correre di Altro in Altro? Si cerca il Nuovo nel proprio partner. Come ogni anno si sogna il mare e lo stesso blu non basta mai. Come ogni primavera porta il profumo nelle strade di città eppure, per quanto prevedibile, la si aspetta sempre trepidanti. Si cerca il Nuovo nel partner, col quale ogni mattina può essere diversa.
Si cerca il Nuovo nel partner perché ha da dare molta più novità della vacua promessa che si presenta in vesti scintillanti nelle spoglie del nuovo Altro. E allora, in quel momento, l’Altro non sarà più la persona-feticcio, scissa nelle sue parti sessuali, ma lo si vedrà nella sua interezza; l’Altro non più come oggetto da usare in maniera perversa.

Può esistere un incontro di due menti oltre che di due corpi, ed è il momento in cui nascerà la scelta, spontanea e desiderata, di esclusività e di fedeltà. Si tratterà di una fedeltà cercata, opposta alla fedeltà vissuta come rinuncia, come sacrificio masochistico e quindi come fuga dal desiderio, sintomo di un rigore interno imposto aprioristicamente.
Solo in questo modo la voglia dell’Altro si avvicinerà all’amore per l’Altro e, nella sua imperfezione, a quello che più rimanda al per sempre.

Fate tesoro delle differenze, rispettate le vostre distanze, esponetevi oltre la fatua e ripetitiva barriera fisica. Lontano dalla simbiosi con l’Altro, vicino alla paura di perderlo, vi sono relazioni che osano fuggire dall’innamoramento narcisistico; sono relazioni che permettono di mantenere il legame erotico, sfidando coraggiosamente il verdetto del nostro tempo che vuole sentenziarli all’insostenibile venir meno del desiderio e alla noia, pur sapendo di non essere al riparo da abbandoni, da traumi e da impreviste rotture. Questi, sono amori coraggiosi.
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